Pentecoste
Un chicco che muore produce una spiga
(Atti 2, 1-11; 1 Corinzi 12, 3-7.12-13; Giovanni 20, 19-23)
Ascoltiamo il Vangelo:
“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»”.
Gesù mantiene le promesse. Aveva assicurato i suoi amici che non li avrebbe lasciati orfani, ed ecco il compimento del suo impegno: il dono dello Spirito Santo. La forza, il calore, il sostegno, la compagnia del suo amore. In una specie di rinnovata creazione, Gesù risorto, soffia lo Spirito sui discepoli. Come Dio creatore sull’argilla da lui plasmata alita lo Spirito di vita rendendola uomo, così Gesù, soffiando sui discepoli li rende apostoli. Li trasforma. Da timidi a capaci di predicare, da fuggenti a trascinatori, da traditori a capaci di donare la vita per il vangelo.
La forza trasformante dello Spirito agisce nei cuori di chi lo accoglie con docilità e si lascia plasmare, si lascia fare. I discepoli hanno paura e si chiudono, si paralizzano nel cenacolo. Si isolano dal resto del mondo. Gesù li raggiunge perché è sempre Dio che aggiusta il suo passo al ritmo del nostro, adegua la forza del suo amore alla capacità di ciascuno a saperlo metabolizzare. Una flebo di fiducia Gesù trasfonde nell’animo turbato dei suoi amici. Forse dalla paura passano alla vergogna perché prendono coscienza d’aver tradito ed abbandonato ma confidano nella misericordiosa comprensione di chi per loro ha dato la vita e quindi li comprende e non cessa di avere fiducia in loro che aveva chiamati ben conoscendo la loro debolezza, fragilità e ignoranza.
Quando ci chiudiamo in noi stessi avvolti e avvinti dalle cadute e dalle sconfitte ci ammuffiamo anche se apparentemente crediamo che nascondendoci ci sottraiamo al giudizio, al confronto ma in effetti ci avveleniamo e ci arrotoliamo solo in noi stessi come un gomitolo che poi non sa e non riesce più a districarsi. Ma è proprio in questi momenti che Gesù si propone come colui che è capace di sciogliere ogni schiavitù, ci visita, ci anticipa, si offre. Compie il famoso e difficile primo passo. Spetta a noi riprendere il cammino far diventare incendio la scintilla che lui fa scoccare nella nostra vita, far diventare respiro l’alito che soffia in ciascuno di coloro che sono vinti, sconfitti, tristi e lasciati a se stessi e chiusi in se stessi.
Suscitare la vita, alimentare la speranza, sostenere le intenzioni, realizzare i progetti: questo aiuta a vivere, ad uscire fuori dagli schemi, dalle paure, dai rifugi in cui illusoriamente ci si va a riparare nel momento del bisogno. Ai discepoli dona lo Spirito, riaccende la vita, riavvia i motori. Perdona e chiede di perdonare. “Il perdono non è un sentimento, ma una decisione”. Occorre farsi carico di questo invito che Gesù rivolge a coloro sui quali invoca e soffia il suo Spirito. Portatori di vita nuova di passi inediti dopo aver accolto il primo passo di Dio verso di noi.
Lui è, per noi, sempre, un grande esempio da emulare, da riprodurre. Il cristianesimo si propaga per “trapianto vitale” affermava don Oreste Benzi, esortando il suo popolo, la sua gente a vivere un cristianesimo adulto. Come in botanica esiste la tecnica riproduttiva per talea, vale a dire si piante nel nudo terreno un pezzo della pianta di cui si cerca la riproduzione, così i cristiani debbono piantare gesti, scelte, stili di vita nel terreno della società contemporanea. Il tutto non è un’operazione di marketing, di strategia che si fonda sull’intuito e le capacità umane. No! La fede è un risultato congiunto tra la Grazia di Dio e la disponibilità collaborativa umana. La forza, le capacità, gli intuiti, le strategie pastorali, se non sono fecondate dalla forza invisibile dello Spirito Santo imploderanno tutte.
“Ricevete lo Spirito Santa” ha detto Gesù ai suoi apostoli. Solo da allora in poi hanno cambiato vita, hanno trasformato il mondo predicando, annunciando, testimoniando fino ai nostri giorni. Noi, cristiani di oggi, non dobbiamo diventare argine, ostacolo, ma canali che fanno defluire, che irrigano, che trasmettono. Occorre piantare se stessi nei solchi della storia. Occorre essere seme disposto anche a morire pur di produrre una vita nuova. Una vita trasformata e premiata. Un chicco che muore produce una spiga. Il sacrificio riceve in dono una vita moltiplicata.
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