Siate cattolici curiosi!

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I cattolici che non hanno mai difficoltà con la fede probabilmente non la prendono molto sul serio

Una delle difficoltà che incontro più spesso quando mi rapporto agli altri cattolici è che spesso si sentono in colpa per il fatto di avere dei dubbi sulla propria fede. Quando inizio a porre loro domande sul problema, scopro che spesso non dubitano affatto della loro fede, pongono semplicemente domande oneste. Sperimentano difficoltà, non dubbi.

Una difficoltà nella fede si verifica quando una persona cerca sinceramente una risposta – a una questione dottrinale o a un insegnamento morale. Una difficoltà è diversa da un dubbio. Un dubbio c’è quando una persona dice sdegnosamente “Non può essere vero!”, una difficoltà quando una persona pondera e dice: “Come può essere vero?” Nel primo caso c’è un rifiuto della fede, nel secondo un’esplorazione della fede. Il primo è un peccato, la seconda no.

Non solo una difficoltà non è un peccato, ma mettere in discussione la fede nel mondo adeguato è una cosa da incoraggiare. I cattolici non dovrebbero essere devoti religiosi che obbediscono senza pensare. Non ci si aspetta che siamo dei robot religiosi, ma membri di una famiglia impegnati e attivi. Diciamocelo, le cose in cui ci viene chiesto di credere e i modi in cui ci si aspetta che ci comportiamo non sono semplici. Non ho quindi alcun problema con i cattolici che hanno delle difficoltà. Ho invece un problema con quelli che non ce l’hanno.

I cattolici che non hanno mai difficoltà con la fede probabilmente non la prendono molto sul serio. Se siamo impegnati con la nostra fede, allora spesso dovremmo grattarci la testa e dire: “Com’è possibile?” Dovremmo ricordarci che nel Vangelo la Beata Vergine Maria ha posto questa domanda all’arcangelo Gabriele. Quando questi le ha annunciato che avrebbe avuto un figlio, ha replicato: “Com’è possibile?”. Quando ci troviamo di fronte ad affermazioni miracolose, un dogma difficile da capire o un insegnamento morale che sembra impossibile o ingiusto, facciamo bene a dire “Com’è possibile?”.

È solo ponendo la domanda che possiamo trovare la risposta. Dovremmo essere cattolici curiosi. Dovremmo considerare ogni aspetto della nostra fede, cercando sempre di imparare di più e di capire in modo più approfondito. Dovremmo porre le domande giuste, e per farlo siamo chiamati a impegnare il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito.

Impegnare la nostra mente nella ricerca di una migliore comprensione è piuttosto semplice da comprendere. Dobbiamo leggere le Sacre Scritture ogni giorno. Il modo migliore di farlo è attraverso una pubblicazione chiamata Magnificat, nella quale condividiamo le letture dell’Officio Divino e della Messa. Dovremmo anche avere sempre sotto mano un buon libro cattolico. Le case editrici cattoliche producono un flusso costante di risorse eccellenti a livello di narrativa e non. In questa era moderna, abbiamo anche risorse come e-book, siti web, podcast, canali di YouTube e molto altro. Il contenuto è disponibile come mai prima d’ora. Siate cattolici curiosi e impegnate la vostra mente ora che è iniziato l’anno nuovo.

Dobbiamo anche impegnare il nostro cuore nella ricerca di un’esperienza di fede più profonda. Ciò significa un rinnovato impegno nella preghiera e nell’adorazione. È attraverso la preghiera che il contenuto che impariamo con la mente compie il lungo viaggio dalla testa al cuore. In seminario, si dice ai futuri sacerdoti di “pregare la loro teologia”. In altre parole, il cuore deve essere aperto come la mente viene impegnata. In questo modo, le verità e i valori che arriviamo a comprendere con la mente possono essere inscritti nel cuore e messi in atto. Un antico detto russo dice che “il cuore muove i piedi”. Siamo spinti all’azione non solo dal pensiero, ma dalle nostre emozioni e dai pensieri combinati.

Dobbiamo infine impegnare il nostro corpo. La fede senza le opere è morta, ma quando la fede viene messa in atto diventa reale. Coinvolgere il nostro corpo nella nostra fede include molte cose. In primo luogo dovremmo disciplinare i nostri appetiti corporali. Troppo cibo e troppe bevande, mancanza di esercizio, uso di droghe e di tabacco e non riposare e rilassarsi abbastanza possono influire sulla nostra salute non solo fisica, ma anche spirituale. Il modo spirituale ha sempre incluso l’autodisciplina fisica. Un secondo modo di essere un “cattolico curioso” è usare il nostro corpo per il bene degli altri – servendo, abbracciando e aiutando chi ne ha bisogno. Quando ci impegniamo con gli altri a livello fisico, mentale e spirituale, ci avviciniamo gli uni agli altri e a Dio, e così rafforziamo e consolidiamo la nostra fede.

Il cattolico curioso non è compiacente, pigro o semplicemente seguace della routine. È invece sempre attento e vigile – sempre impegnato nel corpo, nella mente e nello spirito per comprendere più pienamente e sempre più da vicino la vita abbondante che Cristo promette nel Vangelo.

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