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VI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 13 febbraio 2022

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VI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 13 febbraio 2022

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VI Domenica Tempo Ordinario

Beato chi entra nelle dinamiche di Dio

(Geremia 17, 5-8; 1 Corinti 15, 12.16-20; Luca 6,17.20-26)

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Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:«Beati voi, poveri,perché vostro è il regno di Dio.Beati voi, che ora avete fame,perché sarete saziati.Beati voi, che ora piangete,perché riderete.Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.Ma guai a voi, ricchi,perché avete già ricevuto la vostra consolazione.Guai a voi, che ora siete sazi,perché avrete fame.Guai a voi, che ora ridete,perché sarete nel dolore e piangerete.Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti»”.

Che il cristianesimo sia una rivoluzione, ormai lo sanno tutti. Che qualche volta, sbagliando, è stata una rivoluzione cruenta, la storia ce lo ricorda. Le crociate sono una ferita aperta e una ruga indelebile sul volto della chiesa. Oggi, purtroppo, ci sono altre piaghe e altre ferite: pedofilia, commistioni in affari, scelte economiche azzardate e altro. Tutto questo non ha sminuito o intaccato il messaggio di cui la chiesa è depositaria e testimone. Senza giustificazione alcuna, perché il male va condannato al di là di chi lo compie, rimane il fatto che il cristianesimo è rivoluzionario.

Cristo, morendo, ha scandalizzato, ma ha redento il mondo. Il cristianesimo nasce dal martirio di Dio sulla croce. Tra gli altri insegnamenti che il cristianesimo propone, vi è quello essenziale che spalanca il cuore e la mente alla comprensione e la volontà al coinvolgimento. Il cristianesimo è una rivoluzione pacifica che pretende da sé stessi, da ognuno di noi, il rinnovamento, la conversione. Finanche Benedetto Croce in –“Perché non possiamo non dirci cristiani” -, che non era certo tenero nei confronti del cristianesimo e la sua filosofia e il suo sapere non hanno il sapore della fede, ha riconosciuto che, il cristianesimo, ha il merito di non pretendere dagli altri le ragioni e lo sforzo del cambiamento e della rivoluzione, ma da sé stessi.

L’insegnamento più alto, innovativo, intrigante e avvolgente del cristianesimo sono le beatitudini. Le Beatitudini, che Gandhi chiamava “le parole più alte che l’umanità abbia ascoltato”, segnano un cammino luminoso da intraprendere per chiunque voglia mettere pace nel suo cuore. In esse ci sono tutti: poveri,sognatori, ingenui, piangenti, feriti, odiati, scartati.

“Le Beatitudini sono il cuore del Vangelo e al cuore del vangelo c’è un Dio che si prende cura della gioia dell’uomo. Non un elenco di ordini o precetti ma la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità. Non solo, ma sono beati anche quelli che non hanno compiuto azioni speciali, i poveri, i poveri senza aggettivi, tutti quelli che l’ingiustizia del mondo condanna alla sofferenza” (Ermes Ronchi).

Lo sguardo di Dio è su tutta l’umanità, ma in speciale modo su chi è povero, soffre, lotta, cerca dignità, considerazione, ruoli, lavoro, amore. È normale che sia così. Un padre, una madre pensano più ai figli che stanno male rispetto a quelli che stanno bene. Questo non significa che fanno differenze, ma semplicemente dirottano il loro sguardo, il loro cuore, le loro energie nei confronti chi di affanna, si lamenta, non sta bene, lotta e attende, come è giusto che sia.

Ma oggi, il cristianesimo, che non cessa d’essere rivoluzionario, chiede le nostre braccia, mani, mente e cuore, per essere protagonisti, a nome di Dio, per accarezzare, soccorrere, alleviare, farci carico delle altrui necessità. Non perché Dio non vuole sporcarsi le mani ma vuole dare a noi la gioia di servire. Si perché “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” e donare è un dono per noi. Anzi dobbiamo essere degni di donare e ritenere che è un onore ed un privilegio avere qualcuno a cui poter donare. Ricordandoci sempre che donare benefica chi riceve e bonifica chi dona. Beato chi entra in queste dinamiche divine.

Don Benito Giorgetta

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