Ascensione del Signore – Anno A – 24 maggio 2020

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Nel ritorno…l’inizio.

di Giuseppe Gravante, Ascensione del Signore – Anno A

At 1, 1-11; Ef 1, 17-23; Mt 28, 16-20

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Non è difficile, oggi, parlar male della Chiesa; la storia e la cronaca, infatti, presentano molti avvenimenti che segnano in maniera negativa la sua reputazione. Tuttavia, è evidente anche, come il riconoscere le pagine più belle della sua esperienza umana e spirituale sia un dovere!  Per completezza, inoltre, è necessario domandarsi se basti semplicemente il dato storico, se basti la sola cronaca per comprendere “chi” sia la Chiesa.

Per quanto gli aspetti negativi della storia e dell’attualità della Chiesa facciano soffrire coloro che le vogliono bene, proprio questi confermano che essa è costituzionalmente una comunità ferita.

Durante le apparizioni del Risorto ai suoi discepoli, questi vengono definiti da Matteo: «gli undici» (Mt 28, 16); la dolorosa esperienza del dodicesimo è posta in evidenza e rappresenta ancora un trauma di difficile superamento. I discepoli, nell’incontrare il Maestro, dubitarono persino di fronte alla straordinarietà dell’evento che stavano vivendo, eppure la descrizione del primo approccio con il Gesù postpasquale appare come una palese contraddizione: «quando essi lo videro, si prostrarono» (Mt 28, 17).

La Chiesa dunque, costituzionalmente è una comunità ferita e fragile, talvolta ambigua; ma è proprio in questa condizione che risiede il paradosso di un messaggio di speranza. In lei, infatti, ciascuno di noi può trovare il suo spazio di crescita e, non essendo costituita da una élite di puri, è una comunità di peccatori che camminano, zoppicano verso la santità e, pertanto, accogliente.

La prima e fondamentale dignità della Chiesa risiede nell’essere comunità convocata da Cristo. I discepoli sono convocati presso un monte senza nome, come a dire che questo non è un luogo geografico ma teologico: il monte è il luogo della rivelazione. La Chiesa è dunque comunità fragile, ma beneficata dalla rivelazione di Cristo nel corpo glorioso della risurrezione. Questa è una realtà complessa: storica e teologica; comunità di santi e di peccatori; investita di una dignità altissima; capace di miserie ma per questo testimone di una misericordia prima beneficiata e poi annunciata.

L’Ascensione del Signore è movimento dell’unico mistero pasquale che deve essere contemplato nella sua unità. Il crocefìsso risorto entra nella pienezza della sua trascendenza ascendendo al cielo. La «nube» (At 1, 9) che lo avvolge alla vista dei discepoli ne è immagine emblematica e significativa.

L’Ascensione costituisce l’inizio del tempo della Chiesa il cui protagonista è lo Spirito Santo; il suo ingresso nella sfera della trascendenza grazie all’intervento di quest’ultimo. Lo Spirito continua ad assisterla con la sua presenza discreta, efficace e solidale, mentre essa abita le piaghe della storia.

Giuseppe Gravante

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