III Domenica di Pasqua – Anno A – 30 aprile 2016

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IL VANGELO STRABICO

III Domenica di Pasqua – A

(Atti 2,14.22-33; 1 Pietro 1,17-21; Luca 24,13-35)

A  cura di Benito Giorgetta

Dio, compagno di viaggio nella vita di ogni uomo

Ascoltiamo il Vangelo:

“Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli]erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.  Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.  Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.  Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».  Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”.

La delusione, nell’esperienza comune, è sempre in agguato. Un progetto svanito, un sogno irrealizzato, una mancata corresponsione sentimentale, un lavoro perso e tanti altri motivi, accendono la fiamma e alimentano il fuoco delle delusioni. Talvolta sembra che il sipario della vita sia sempre chiuso. Avvolti e vinti dal sentimento dello scoraggiamento, pare non ci sia terreno a disposizione per seminare gioia, speranza, serenità. Tutto è buio, finito, silenzio tombale.

Allora, proprio allora, la sorpresa per chi, pur avendo perso tutto, possiede ancora un lumicino di fiducia in Dio, si scopre che egli non ci abbandona mai. Si accosta a noi, fa un tratto di strada, condivide la nostra condizione, ci ascolta, si presta. Addirittura, anche se stiamo su un percorso sbagliato, condivide lo stesso cammino, si adatta al nostro passo. Non impone il suo ritmo, attende il nostro lento passo. Si adatta alle nostre forze. Come una mamma che insegna a camminare al proprio figlio, lo cintura, lo segue, lo protegge, gli evita le cadute.

La presenza, la condivisione è dono d’amore. La compagnia, la vicinanza e la prossima sono scelte di campo, di appartenenza. E’ stata proprio questa l’esperienza dei due discepoli che, delusi, camminavano verso Emmaus. Al ricordo di quella presenza misteriosa ammettono che il cuore “ardeva”. Quel ricordo accende il desiderio di chiedere: “Resta con noi, perché si fa sera….”. Nel buio della vita, nel grigiore dell’esistenza, nelle sconfitte dei nostri progetti, resta con noi Signore! La tua compagnia ci salva, ci solleva, ci fa riprendere fiducioso e rinnovato il cammino. Riaccende i motori, perché tu sei sempre pronto a spezzare il pane con noi.

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