I Domenica Avvento – Anno B –  30 novembre 2014

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Essere fedeli a ciò che già si è.

Is 63, 16b-17.19b; 1Cor 1, 3-9; Mc 13, 33-37

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Il vangelo di questa I domenica del Tempo di Avvento si concentra su una precisa indicazione di Gesù: l’invito a vigilare. Da un lato, questo viene indirizzato ai suoi discepoli; ma dall’altro e inevitabilmente, anche esteso alle coscienze di tutti i credenti. La vigilanza pertanto, costituisce il vero filo rosso che sottende tutto il periodo di Avvento.

            La breve parabola narrata dal vangelo allora, ha il compito di spiegare e identificare quelle che sono le coordinate essenziali della vigilanza stessa. Questa, infatti, non è nient’altro che la movenza dell’animo (unito allo spirito) che ogni cristiano è chiamato a raggiungere; essa costituisce un’azione concreta capace di condurre ogni singolo credente a spostare il baricentro su se stesso, a custodire i propri atteggiamenti e moti interiori al fine di favorire un agire evangelico cristallino. La vigilanza si dà a partire dalla presenza costante di Dio nella propria esistenza, il quale, diventa anche specchio, modello e propulsore di uno stile calibrato secondo gli insegnamenti evangelici stessi.

            In riferimento alla narrazione di Marco diventano significativi i quattro momenti in cui il padrone potrebbe far ritorno; questi, infatti, custodiscono un significato per nulla superficiale: rimandano chiaramente agli eventi pasquali, in particolare alla passione e crocifissione. La sera è il momento in cui Gesù è consegnato (da Giuda) ai suoi detrattori. Mezzanotte è l’ora dell’interrogatorio presso le stanze del sommo sacerdote. Il canto del gallo costituisce il momento del rinnegamento di Pietro. Il mattino, invece, il momento della consegna da parte dei capi del popolo ai pagani per la crocifissione. Il Signore dunque, potrebbe tomare proprio durante il tempo del peccato dell’uomo e, di conseguenza, sorprendere il credente che da par suo è chiamato a vigilare.

            Le letture proclamate durante questa domenica, lasciano cogliere poi, ulteriori punti nodali: uno stretto sodalizio tra vigilanza e conversione. L’appello alla conversione, qui ben differente da quello tipicamente quaresimale che proietta verso la Pasqua, diventa condizione necessaria atta a preparare l’uomo all’incontro con il Signore che viene. Il profeta Isaia ne è testimonianza perfetta. Egli innalza al Signore la sua invocazione, esprimendo tutto il desiderio della sua venuta che, però, non può non accompagnarsi alla consapevolezza del proprio peccato. Dunque, “il Signore che viene” proposto dal periodo di attesa che noi chiamiamo “Avvento”, non è tanto quello che nasce in una mangiatoia, ma quello che verrà a giudicare il mondo sulle nubi.

            In conclusione, la vigilanza favorisce la conversione nel momento in cui questa diventa l’atteggiamento spirituale con il quale si attende il ritorno del Signore: «Vegliate, perché non sapete quando è il momento» (Mc 13, 33). Questa non deve affatto foraggiare inutili carichi d’ansia, bensì lasciare spazio alla consolazione offerta dalle parole di Paolo il quale, nella sua lettera ai Corinzi, afferma come la comunità stessa sia stata colmata di carismi nonostante non meritati del tutto. In altri termini: al discepolo sono necessarie la vigilanza e la conversione, non per mutare in altro da sé, ma per essere fedele a ciò che già è.

Giuseppe Gravante

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