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VII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 24 febbraio 2018

Il Vangelo della Festa.

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VII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 24 febbraio 2018

Il Vangelo della Festa.

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VII Domenica Tempo Ordinario

Amare senza mittente, senza ricevuta di ritorno

(1 Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23; 1 Corinti 15,45-49; Luca 6,27-38)

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Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.  Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio»”.

L’arrendevolezza a cui Gesù, fortemente, richiama con questi insegnamenti non è una sconfitta. Non significa soccombere ad una mentalità dispotica ed egemone, ma una lezione di umiltà con l’intento del recupero degli altri. Per non essere succubi dell’intolleranza altrui, non subire passivamente le ingerenze, gli sgarbi, non occorre combattere con lo stesse armi ma mettere in atto quelle contrarie. “Il fuoco non si spegne col fuoco e l’acqua non si asciuga con l’acqua”; “il male si vince col bene”. Per spezzare le catene dell’odio, della violenza non occorre altro odio e altra violenza ma il contrario, quindi l’amore. L’odio è disarmato dall’amore e la vendetta dal perdono.

Amare quelli che ci amano non procura successo né note di merito, ma significa, semplicemente, corrispondere, in modo adeguato, a quanto si è già ricevuto. Gesù insegna che è necessario per amare davvero, farlo nei confronti di chi non solo non merita ma addirittura demerita, allora è vero, sincero e distillato amore, cioè gratuità. Non basta compiere ciò che ci è chiesto come favore, ma occorre metterci del nostro gratuitamente. ”A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo”.

Gesù che non chiede solo, ma insegna anche la via e il modo per interpretare al meglio ciò che vuole, dà anche un consiglio pratico e sbrigativo, ma al contempo serio: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Proporsi agli altri con i medesimi sentimenti che vorremmo per noi, dare agli altri nella misura con cui desidereremmo ricevere è un ottimo modo d’approcciarsi. Occorre imparare ad amare senza mittente, senza ricevuta di ritorno. Nel senso che chi riceve non deve sapere la provenienza e non deve essere nostra premura fargliela conoscere per non obbligarlo ad una risposta ad una corresponsione. Non dobbiamo esigere la ricevuta di ritorno come contropartita per il bene fatto. Così fanno tutti, perfino i peccatori e il buon cristiano da essi si deve discostare per non imitarli.

L’amore insegnato da Gesù diventa poi, per i più arditi, una sfida, una profezia, un o sballo: amare i propri nemici. Questa è la cartina al tornasole per l’individuazione del cristiano doc, del cristiano capace di amare come colui che ce l’insegna dalla cattedra permanente della croce, segno dell’onnipotenza di Dio perché capace di umiliarsi, diventare ultimo per amore di tutti senza l’esclusione di alcuno. Amare gratuitamente e preventivamente senza che ci siano meriti o punti da vantare per pretendere un amore insperato e immeritato. 

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