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lunedì, 28 Novembre 2022
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Servire è generare, donare vita, promuovere l’altro – XXVII Domenica Tempo Ordinario

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Servire è generare, donare vita, promuovere l’altro – XXVII Domenica Tempo Ordinario

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XXVII Domenica Tempo Ordinario

Servire è generare, donare vita, promuovere l’altro

 (Abacuc 1,2-3; 2, 2-4; 2 Timoteo 1,6-8.13-14; Luca 17, 5-10)

Ascoltiamo il Vangelo:

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“In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». 
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

“Accresci in noi la fede” è una preghiera stupenda. È il miglior modo per tentare di mettersi in contatto con Dio. Esprime docile umiltà e, soprattutto, apertura al divino. In ognuno di noi c’è il seme della fede. Quella ricevuta nel battesimo, confermata nella cresima, alimentata di giorno in giorno. Ma, come il seme posto nella terra, da lei seppellito, deve morire a sé stesso per generare una nuova vita moltiplicata, così, in ognuno di noi il seme della fede deve continuativamente essere alimentato, sostenuto. Gli apostoli sono consapevoli della loro debolezza e fragilità perciò confidano nell’aiuto del Signore. Quante volte la nostra fede vacilla, si frantuma, si dissolve dinanzi alla prima difficoltà. Ci arrendiamo perché facciamo fatica a credere a collaborare con Dio. Quando questo accade, quando combattiamo per conservare la fede, vuol dire che siamo sulla strada buona. La fede, difatti, non è un ingessare la mente ed il cuore. Non è mettere sotto vuoto alcune formule imparate a memoria. La fede è magmatica, incandescente, in continua evoluzione. Cresce e si amplifica di giorno in giorno.

Avere fede non è credere in formule, in teoremi, regole, ma relazionarci con il contenuto della fede cioè Cristo stesso. Fede è dunque relazione, incontro, interscambio. Come ogni relazione non conosce confini, non è frenata da limiti. Avere fede è un intensificarsi continuo, come un moto perpetuo di conoscenza, di sentimento, di immersione di sé stessi nell’Altro.

Come una pianta, un albero, per effetto della funzione clorofilliana sono attratti dalla luce del sole, per questo crescono nella sua direzione, così chi crede in Cristo, da lui attratti, convergono verso di lui. Solo in lui c’è approdo, completezza e sazietà. Una sazietà che deve diventare di nuovo fame per essere desiderio di ulteriore nutrimento, perciò la richiesta di accrescere la fede.

Secondo la visione cristiana la fede avrà il suo definitivo approdo solo al termine del pellegrinaggio terreno. Proprio quando non sarà più necessaria perché colui che è stato l’”oggetto” della nostra fede sarà percepito per visione annullando la necessità di credere perché sarà diventato una evidenza percepita ed esperita.

È durante il cammino che la fede è protagonista. Camminare senza vedere. Credere senza verificare. Porre fiducia in colui che si presenta e si dona a noi nella povertà, nella sconfitta, nell’umiliazione, nell’arrendevolezza chiedendoci di fare lo stesso. Il progetto cristiano e la fede che esprimono coloro che in esso cercano rifugio e stimolo, consistono non nel programmare vittorie, affermazioni, primati, quanto piuttosto la volontà a servire, donare, condividere annullando sé stessi per dare spazi vitali agli altri. Proprio come ha fatto colui al quale chiediamo di aumentare la nostra fede.

Dichiarare d’essere “servi inutili”, cercatori di aumento della fede significa non avere profitto alcuno da ciò che si fa per fede, ma unicamente affascinati dal desiderio d’essere utili al prossimo. Questa è la gioia più grande perché servire è generare. Essere utili a qualcuno equivale ad amarlo più di quanto non amiamo noi stessi. Solo così saremo nel cuore di Dio e del suo vangelo. Solo così dimostreremo e testimonieremo d’aver fede con l’impegno di pregare perché aumenti.

Don Benito Giorgetta

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