XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 10 novembre 2019

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XXXII Domenica Tempo Ordinario

(2 Maccabei 7,1-2.9-14; 2 Tessalonicesi 2,16-3,5;luca 20,27.34-38)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» ”.

Con la morte la vita non si distrugge ma si trasforma. Come si chiude il sipario di questo mondo si apre lo scenario dell’eternità, della vita trasformata e della vita compiuta. La morte è la porta della vita e la tomba diventa la vera culla perché eterna. Nel cuore dell’uomo è depositato il desiderio dell’infinito e con la morte si realizza il congiungimento a ciò che abbiamo coltivato. La morte in certo qual modo può essere definito il matrimonio con Dio perché attraverso di essa non vedremo più le cose attraverso i segni che ce lo rappresentano ma lo vedremo “faccia a faccia come egli è”. 

Allora risplenderà dinanzi a noi l’intensità della luce di Dio che sorpassa ogni desiderio ed ogni attesa. Quando uno partecipa ad un pranzo nuziale, subito dopo, non ha voglia di mangiare perché è sazio. Dopo la morte la visione beatifica di Dio ci sazierà e attirerà su di sé tutta la nostra attenzione in una comunione e percezione filiale che assorbirà tutta la nostra capacità relazionale. I legami umani, che continueranno ad esistere, ma in modo diverso, saranno superati ed ampiamente amplificati dalla sazietà di Dio. La domanda, come sempre pretestuosa e ingannevole a cui i sadducei vogliono che Gesù risponda, viene superata disegnando ed facendo intravvedere dei confini diversi da quelli ristretti dell’uomo che non crede nella risurrezione. Come tutti i fiumi si riversano negli oceani così tutti i sentimenti e le relazioni umane saranno, nell’aldilà, riversati in Dio. Quando un fiume cessa il suo percorso e raggiunge il mare trasforma ma non annienta la sua esistenza, altrettanto noi , quando saremo in Dio godremo appieno di tutto ciò che abbiamo sperimentato in vita ma immerso e qualificato dall’unica relazione che avremo, tutti insieme, con Dio. “L’eternità non è durata ma intensità” (Ermes Ronchi).

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