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mercoledì, 1 Febbraio 2023
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La debolezza testimoniale dei contaminati che diventano urlatori di Dio

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La debolezza testimoniale dei contaminati che diventano urlatori di Dio

 

Maria SS. Madre di Dio 

La debolezza testimoniale dei contaminati che diventano urlatori di Dio

(Numeri 6,22-27; Galati 4,4-7; Luca 2,16-21) 

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nellamangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

Sono proprio loro, i pastori, ad andare per primi presso la culla dove è stata adagiato, in una mangiatoia, il creatore del mondo, che è venuto a depositare la sua orma nella storia degli uomini. Essi vengono descritti che vanno. Vanno “senza indugio”.Con consapevolezza piena, con l’attesa nel cuore, con slancio, come si va verso qualcosa, Qualcuno, che si sa può cambiare la propria vita. Vanno per saziarsi. Vanno per incontrare, per ricevere. Loro, non considerati, emarginati, esclusi perchécontaminati ed impuri, finalmente hanno avuto considerazione. Sono stati avvisati, per primi e unicamente loro. C’è qualcuno che li pone in cima agli interessi. Li rende destinatari della notizia più sconvolgente il mondo intero. Vanno a trovare colui che dividerà la storia prima di lui e dopo di lui. Ed essi sono stati chiamati ad essere protagonisti. Testimoni.

Quando ci sentiamo considerati, quando siamo al centro dei pensieri, dell’affetto di qualcuno, la vita cambia. È accelerata. Si vede a colori e non solo in bianco e nero. Come è importante essere punto di riferimento. Essere considerati, valorizzati, apprezzati. Quando il nostro sguardo e il nostro affetto si depositano su qualcuno la vita si rimette in moto. Si scongelano le relazioni. Nascono nuovi, inediti ed inesplorati mondi relazionali ed affettivi. Basterebbe veramente poco per promuovere l’esistenza degli altri. Basta renderli protagonisti del nostro interesse. Basta far sentire il calore e il colore del nostro apprezzamento, della valorizzazione di ciò che sono e che hanno. Lo sguardo adagiato sull’altrui persona ha un potere taumaturgico: si compie il miracolo della loro risurrezione.

Dio è fida della debolezza e della fragilità dei pastori. Ad essi affida il compito più importante ed esaltante della storia annunciare al mondo che Dio è con noi. La stessa cosa accadrà al momento della risurrezione di Cristo. Il compito di annunciarlo verrà affidato alla inconsistenza testimoniale delle donne. È strano Dio. Si rende protagonista di scelte inaudite che producono le vertigini e poi si affida alla debolezza, alla fragilità degli ultimi, degli scartati. D’altronde non è importante colui che porta la notizia ma la notizia stessa.

Ma oltre i pastori è la Madonna che spicca con la vivacità del suo silenzio e della sua meditazione in questo quadro evangelico. Di lei è detto che “custodiva” nel suo cuore tutto ciò che vedeva, sentiva e riceveva.  I pastori dopo aver ammirato, dopo essersi saziati della visione del bambino e di tutto il resto, “se ne tornarono se ne tornarono, glorificando e lodando Dio”.

L’incontro con Dio cambia la vita. Trasforma le coscienze. Produce gioia e voglia di raccontare, condividere. I pastori sono troppo deboli per arginare e tenere per sé stessi ciò che hanno visto. La loro vita è stata visitata e trasformata da quell’annuncio, dal loro andare e vedere, ora il tutto tracima dal loro cuore e si riversa su chi essi stessi incontrano. Hanno la necessità di dire, testimoniare. Il fuoco incontenibile del loro cuore incendia tutto. Una forma di positiva contaminazione e coinvolgimento. Il cristianesimo è questo: vivere e raccontare ciò che abita il cuore di chi lo pratica, nonostante le debolezze, i peccati e le diverse incapacità.

I pastori, ultimi ed emarginati, diventano urlatori di Dioperché da lui preferiti. La loro esclusione esplode nella gioia d’essere stati scelti e inviati ad annunciare. Testimoniare.

don Benito Giorgetta

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