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martedì, 26 Gennaio 2021
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II Domenica di Natale – Anno B – 3 gennaio 2020

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II Domenica di Natale – Anno B – 3 gennaio 2020

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II Domenica di Natale

Consanguinei di Dio perché suoi figli. Portatori del suo cromosoma 

 (Siracide 24,1-4.8-12; Efesini 1,3-6.15-18; Giovanni 1,1-18)

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Ascoltiamo il Vangelo:

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.  
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato”.

Grammaticalmente parlando il verbo da senso e contenuto al periodo. Senza il verbo non c’è azione, c’è paralisi. Così è di Dio, inteso come Verbo = Parola incarnata. Senza di lui tutto tace, tutto è minoritario, deficitario. Manca l’essenziale se manca Dio. La storia degli uomini, essendo stata visitata, abitata da Dio ha ricevuto senso, direzione, sostanza, spiegazioni e, soprattutto, direzioni. L’uomo senza Dio è troppo povero, la sua esistenza è priva di senso, svuotata. “Senza Dio la vita è una tragedia annunciata” (Andrea Boccelli). Da sempre l’uomo è stato cercatore di Dio ma senza mai trovarlo. Solo quando, lui ha deciso, “nella pienezza del tempo”, quando il tempo era maturo secondo il suo disegno salvifico, Dio si è manifestato “nato da donna”, è entrato a far parte della storia umana. Si è identificato con l’umano così tanto da diventare lui stesso figlio della sua creatura.

“Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”.

Tutto è già accaduto. Occorre accogliere, accettare per gioire di quanto a nostro beneficio è stato compiuto da Dio. “A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Ecco occorre diventare grembo di Dio. Lui ci dà, accogliendolo, il potere di generarlo essendo noi stessi generati come suoi figli. Dio non è geloso di sé stesso, non si chiude e non si ferma in u a dimensione circolare dove c’è posto solo per lui, sembra strano ma Dio non è bastevole di sé stesso, vuole, perché ama, inserire anche l’uomo nella sua orbita, nel suo circuito. Lo fa non riduttivamente, come se l’uomo fosse un accessorio, un asservito al suo potere, ma rendendoci suoi figli. Una relazione intima. Consanguinea. L’uomo con il “cromosoma divino”.

Ma Dio lo si accoglie nella propria vita in mille modi diversi: nella sua Parola, nell’eucaristia, nella creazione, nella preghiera ma, soprattutto, nell’uomo, sua immagine e somiglianza. Se poi lo si vuole vedere prima, è nel povero, nell’emarginato, nello scartato, nel solo, nel bisognoso, nel carcerato, nel malato, in chi ha bisogno di aiuto, perché in costoro, più che in altri risplende la luce dell’amore di Dio, da accogliere e custodire. Solo così diventeremo più intimamente suoi figli.

don Benito Giorgetta

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