Di Giuseppe Gravante

Il giorno 8 dicembre 2023, in una bella giornata che sembrava quasi di primavera, nella suggestiva località di Palata, provincia di Campobasso, un evento di importanza straordinaria ha segnato la storia spirituale della comunità cristiana: la riapertura al culto del Santuario della Madonna di Santa Giusta. Attraverso anni di sacrifici e restauri impegnativi, la Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria è stata scelta come cornice per la celebrazione di Dedicazione. La Messa è stata presieduta dal Vescovo della Diocesi di Termoli-Larino, Mons. Gianfranco De Luca e concelebrata con fervore da don Elio Benedetto, parroco di Palata e vera colonna portante di questo lungo e faticoso percorso culminato proprio con la sua riapertura.

È intervenuto al solenne e ben preparato evento anche don Alessio Rucci, che ha coadiuvato il Vescovo durante la Celebrazione e guidato il servizio liturgico.

Un momento di comunione e fede intensa

La Celebrazione di Dedicazione si è rivelata un momento di straordinaria bellezza, una festa di comunione e fede intensa. La chiesa era gremitissima di fedeli provenienti da Palata e dai dintorni, con la partecipazione del Sindaco di Palata, di altri primi cittadini dei paesi limitrofi, rappresentanti della Regione Molise e dell’Arma dei Carabinieri.

I riti di Dedicazione sono iniziati sul sagrato del Santuario. L’ing. Marco Manes, sovraintendente all’intero progetto, ha descritto i lavori effettuati nel tempo, evidenziando i finanziamenti provenuti dalla Diocesi di Termoli-Larino, dalla Regione Molise e dai fedeli benefattori; il Vescovo ha consegnato la chiave del portone a don Elio, così da poterla aprire ufficialmente. I momenti più significativi sono stati l’aspersione del popolo santo di Dio, l’ascolto della Parola accompagnato dall’omelia del vescovo e, ovviamente, i veri e propri riti di Dedicazione (avvenuti sotto la protezione dei Santi, “litanicamente” invocati): preghiera di Dedicazione, unzione dell’Altare e delle pareti (che il Vescovo ha fatto ungere a don Elio), incensazione degli stessi, illuminazione e reposizione solenne del Santissimo Sacramento dopo la Liturgia Eucaristica. 

Il Vescovo, nella sua omelia, ha sottolineato l’importanza di Maria Immacolata come Madre della Chiesa, conferendo a questo evento una dimensione spirituale profonda e significativa.

La riflessione che viene in mente mentre scrivo, è che la relazione tra Maria Santissima e la Chiesa è intrisa di profondità teologica e significato spirituale. Maria è considerata la Madre della Chiesa, un titolo che sottolinea il suo ruolo materno nell’aspetto spirituale e nella crescita della comunità cristiana. Come figura centrale del Nuovo Testamento, Maria rappresenta la donna fiduciosa, obbediente e devota a Dio, esempio di fede per tutta la Chiesa.

La Chiesa, in quanto corpo mistico di Cristo, guarda a Maria come modello di fedeltà e umiltà. La sua maternità spirituale si estende oltre il legame biologico con Gesù, coinvolgendo tutti i credenti. La Chiesa, come la madre che accoglie e nutre i suoi figli spirituali, trova in Maria un esempio di dedizione, intercessione e amore materno.

La devozione mariana all’interno della Chiesa è un riflesso della sua relazione con Gesù e con l’intera umanità. Maria è vista come la Mediatrice di tutte le grazie e l’intercessore affidabile, ruoli che la collegano intimamente alla vita della Chiesa. La sua presenza costante nei momenti cruciali della storia della salvezza testimonia la sua interconnessione con il destino della Chiesa, rendendola una guida e un modello spirituale per tutti i fedeli

Il ruolo decisivo del parroco don Elio Benedetto

Il vero artefice di questo importante avvenimento, va sottolineato con franchezza e parresia, è stato il parroco di Palata, don Elio Benedetto. Grazie alla sua profonda devozione alla Madonna, che sempre lo ha animato e sorretto nelle difficoltà, egli ha fortemente desiderato il restauro e la riapertura del Santuario. Nel suo discorso, don Elio ha ripercorso con emozione tutti i sacrifici compiuti per raggiungere questo nobile obiettivo.

In un passo cruciale del suo intervento, don Elio ha condiviso un momento di profonda introspezione: “Sono stati anni difficili e non nego che ci sono stati momenti in cui ho dovuto affrontare e convivere con la solitudine”. Durante il lockdown del novembre 2020, infatti, i tentativi di coinvolgimento e partecipazione, anche finanziaria, sono stati vani e talvolta umilianti. Tuttavia, in quei momenti ardui, la preghiera intensa davanti al Santissimo Sacramento ha riversato in lui nuova forza e ha permesso l’infusione da parte sua di risorse economiche personali finalizzate ad avviare il nuovo percorso di ricostruzione.

Battute di arresto e inciampi vari non hanno risparmiato il percorso di restauro. La lievitazione generale dei prezzi, la mancanza di incentivi e l’uso poco chiaro da parte degli imprenditori italiani di fondi statali per il Superbonus, hanno generato – di riflesso – enormi difficoltà nel prosieguo degli interventi. Tuttavia, don Elio ha evidenziato come queste complessità e incertezze si siano rivelati i migliori alleati per la crescita umana e cristiana della comunità.

La forza della preghiera e della fede nel superare le sfide

Don Elio ha sottolineato con ulteriore convinzione: “La preghiera ha scandito le giornate, si è imparato a non confidare nell’uomo, ma solo nel Signore”. Ha esaltato il fatto che Dio non tradisce chi crede e spera in Lui, donando conforto in modalità e tempi a noi sconosciuti ma congrui alla nostra capacità di accettazione.

In un atto di riconoscenza, don Elio ha ringraziato con particolare commozione, facendo fare loro un applauso, i suoi più stretti collaboratori e vere colonne di sostegno, Angelo Di Gennaro, prof. Giuseppe Gianfelice e il prof. Giuseppe Gravante. Con loro, il gruppo del volontariato, sempre rimasto vicino a lui sin dall’inizio del lockdown fino agli ultimi impegni. Alcuni di loro – ha sottolineato – hanno affrontato le enormi fatiche con una capacità di sacrificio talvolta eroica. La collaborazione generosa di quanti si sentono parte attiva della vita della comunità è stata celebrata, inoltre, con un ringraziamento speciale a tante famiglie, anche non residenti a Palata, che hanno contribuito generosamente ai lavori, donando un esempio ammirevole.

Sfide residue e la speranza in nuovi sforzi

Nonostante l’immensa mole di lavoro portata a termine, don Elio ha onestamente ammesso che ci sono ancora molte cose da realizzare per il Santuario. Egli ha espresso la fiducia in ulteriori e nuovi sforzi – anche da parte di quei palatesi che ancora non hanno potuto contribuire – per coprire i restanti debiti e completare definitivamente il restauro del Santuario.

Una scelta dal significato profondo

In conclusione, la scelta di dedicare e consacrare ex novo il Santuario nel giorno della Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria è intrisa di grande significato. Don Elio Benedetto, unitamente a quanto già evidenziato da Mons. De Luca, ha sottolineato che la Chiesa nasce sotto la croce e ha Maria come madre. 

Come diceva il teologo Von Balthasar (Herrlichkeit. Eine theologische Ästhetik):

«In essa Sion passa nella Chiesa, in essa la Parola entra nella carne, in essa il Capo si unisce alle membra. Essa è il luogo della fecondità sovrabbondante.

Maria è il “luogo” privilegiato, il “tabernacolo santo”, la “tenda” del convegno o “l’arca dell’alleanza” nella quale Dio, per potersi fare uomo, ha voluto prendere dimora».

Ognuno di è il Tempio di Dio, da costruire ogni giorno, dove si muove la Grazia della Santissima Trinità.

Questo momento, in sostanza, è stato una festa per l’intera Comunità Parrocchiale, che finalmente, dopo anni di sacrifici, ha riavuto il suo Santuario aperto al culto. Eventi come questi costituiscono significativi passaggi di crescita per l’intera Chiesa, che guarda e ama il suo popolo, desiderando di condurlo a Dio e al suo Amore.