XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 1 settembre 2019

Il Vangelo della Festa

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La scelta dei poveri e degli ultimi per la libertà relazionale

(Geremia 38,4-6.8-10; Ebrei 12, 1-4; Luca 12, 49-53)

Ascoltiamo il Vangelo:

“Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti»”. 

Quante volte in occasioni di matrimoni o altre cerimonie che prevedono il relativo pranzo, il principio che presiede alla scelta degli invitati, tra gli altri è quello di invitare per primi coloro che ci hanno invitati in analoghe circostanze. Questo modo risponde ai criteri che ci impone la società ed a cui, purtroppo, supinamente soggiacciamo e, involontariamente, ne diventiamo fermi sostenitori agendo allo stesso modo?

La gratuità è stata ostracizzata dai nostri progetti ed orientamenti. Si pensa al dovuto, al contraccambio, al convenevole, alla meritocrazia. Il potere del merito, l’egemonia di ciò che mi è dovuto, nella logica evangelica fa poca strada, invece si fa spazio la gratuità. Io ti invito, mi avvicino a te, ti soccorro, ti accolgo non perché lo meriti per particolari privilegi ma solo perché ti amo, sei mio fratello, siamo figli dello stesso Padre. Tu sei per me rivelazione di Dio, carne di Cristo. Anzi, il vangelo odierno richiama l’attenzione a porre in essere un modo del tutto diverso, una rivoluzione copernicana comportamentale: “… quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”.

Mai agire per ricevere altrettanto, sarebbe una scelta adulterata e viziata dal desiderio di legare a se gli altri, a pretendere il contraccambio. Questo atteggiamento può dare ragione al più nobile dei comportamenti ispirati al galateo, ma mortifica, se non addirittura uccide l’amore o almeno lo fa agonizzare. E quando nelle relazioni non c’è amore si fa spazio l’aridità, il merito che, di sicuro ossequia la giustizia, ma ferisce ed offende, la consapevolezza che io mi devo interessare di te liberamente e senza interesse. 

Il contraccambio non è ispirato alla gratuità ma all’interesse. Sterilizza i rapporti o li seleziona. Se una scelta si deve fare, il vangelo ci indica di andare verso quella preferenziale dei poveri, storpi, feriti, portatori di disagio. Togliere dalle loro spalle la polvere dell’indifferenza che si è accumulata nel tempo perché esposti all’insensibilità dei fratelli, significa averli invitati alla mensa della nostra vita. E la convivialità è sempre preziosa e gradita, portatrice di serenità. Condimenti ed ingredienti, questi, necessari al menu della gratuità.

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