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XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 24 luglio 2022

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XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 24 luglio 2022

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XVII Domenica Tempo Ordinario

“Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri”

 (Genèsi 18, 21-21. 23-32; Colossèsi 2, 12-14; Luca 11, 1-13)

Ascoltiamo il Vangelo: 

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“Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!»”.

Ma come Gesù prega? Che necessità ha lui di pregare? Evidentemente la preghiera non è solo per coloro che necessitano di qualcosa da chiedere ma è ben altro. La preghiera mette in contatto. Crea relazione. È una necessità di aprirsi e di accogliere. È una immersione del cuore nel cuore. Spesso di Gesù è raccontato che si ritirava a pregare. Avvertiva questa necessità di contatto con Dio suo padre.

Pregare è come mettere la presa nella spina, si riceve energia, forza entusiasmo, capacità di poter agire anche contro le avversità, di superare ogni difficoltà. La preghiera è la forza, la vitamina che il cuore riceve per essere tonico, funzionante.

Una giornata senza preghiera è una giornata da cestinare. È una giornata devitalizzata anche se contornata da tante cose, da tanti successi. Sarà tutto, inevitabilmente, umano quindi fragile, caduco. Solo quando ogni azione umana avrà inizio in Dio e terminerà in lui, accadrà che lieviterà il cuore e tutta la vita. Ogni azione deve avere l’imprinting di Dio. Ecco perché tutti gli operatori della carità in tutte le sue sfumature, prima d’essere uomini e donne di azione, sono uomini e donne di contemplazione. Madre Teresa di Calcutta diceva: “Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri”. Le sue suore prima di andare e soccorrere i poveri fanno rifornimento di Dio. Pregano. Al rientro prima di ogni altra cosa, pregano. Tutto inizia dalla preghiera e finisce con la preghiera. Allora siamo portatori di Dio incontrato prima nel segreto del cuore e poi nelle membra ferite dei fratelli. Sulle loro necessità invocheremo l’aiuto di Dio.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano” insegna Gesù ai suoi discepoli che gli hanno chiesto di insegnare loro a pregare. Ma la preghiera che Gesù suggerisce loda, benedice prima di tutto la grandezza di Dio, poi chiede. Ma nel chiedere c’è uno sguardo sulle altrui necessità. Non si chiede per sé stessi ma per tutti. La sensibilità del cuore porta ad accorgersi dei bisogni degli altri. Non posso chiedere per me ciò che io nego agli altri, allora dobbiamo imparare a pregare al plurale con lo sguardo e il cuore protesi verso il nostro prossimo. Chiedere, intercedere non solo per noi stessi ma per tutti. Non solo per chi mi è amico ma anche per i nemici. “Dio fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi”.

Alla preghiera fatta col cuore occorre dare fiducia che sarà esaudita. Dio è padre e come tale sa soccorrere, ascoltare, accogliere ed esaudire. Più di quanto meritiamo e più di quanto riusiamo a sperare. Occorre chiedere. Dobbiamo imparare ad avere maggiore fiducia in Dio. Abbandonarci alla sua paternità. Lui ci tiene a noi più di quanto noi stessi immaginiamo. Occorre presentarci a lui portando nel cuore le ansie, i desideri, le necessità dei fratelli. Lui saprà ricompensarci.

Don Benito Giorgetta

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