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XIX Domenica Tempo Ordinario – Anno B – 17 ottobre 2021

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XIX Domenica Tempo Ordinario – Anno B – 17 ottobre 2021

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XIX Domenica Tempo Ordinario -B

Le vertigini dellamore si conoscono attraverso il servizio

(Isaia 53,10-11; Ebrei 4,14-16; Marco 10,35-45)

Ascoltiamo il Vangelo:

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In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi cori Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primotra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

La divisa che Dio predilige è quella che lui stesso ha indossato: il grembiule. Da sempre,per chi lo porta, è segno di servizio, di dedizione all’altro. Quando non è disponibile lo si inventa, proprio come Gesù nel famoso gesto dell’ultima cena: si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto (Giovanni 13,4-11).

Il servizio è il vero potere quello che deriva direttamente dallamore. Il potere, come capacità di amare, come risorsa da donare perché lamore non può essere imprigionato in séstesso, necessità dessere donato altrimenti implode, si sterilizza, ammuffisce. Il dinamismo dellamore è dato dalla forza che lo connota. Lamore è come un seme che sotterrato esplode donando la sua vita che si trasforma da seme in pianta. Così chi ama servendo esplode, tracima nella vita dellaltro trasformandola.

Gesù fa capire ai suoi amici Giacomo e Giovanni che si sono avvicinati per chiedere un posto privilegiato e la condivisione del potere che il vero potere non è quello connotato da riverenze da ricevere, da ordini da impartire, quanto piuttosto quello di mettersi al servizio degli altri. Chi più serve più ama quindi il vero potere è quello di amministrare a favore degli altri la propria capacità.

Don Tonino Bello diceva a proposito che occorre far vedere il potere dei segni e non i segni del potere. Lo stile umano egoistico porta a rivestirci di segni che manifestano un potere e incutono devozione e rispetto dufficio, cioè quasi costretti dal ruolo e dalle situazioni, il servizio invece rende docili arrendevoli, disponibili. Il servizio ci fa approdare agli altri per facilitarli nelle loro difficoltà, per moltiplicare la loro gioia, per essere essi, gli altri, il nostro punto di convergenza perché da loro attratti per il semplice fatto che li dobbiamo amare, servendoli e non servendocene.

Un rapporto non si deve mai strumentalizzare altrimenti viene ad essere adulterato, inquinato, intorbidito dal doppio fine e dal tornaconto. Questo atteggiamento avvelena ogni rapporto, lo appiattisce, lo distrugge. La relazione con l’altro, chiunque esso sia, deve essere ispirato alla valorizzazione della sua individualità e connotato dal desiderio di supplire ad ogni carenza qualora si ravvisasse. Occorre fare strada agli altri e non farsi strada con gli altri. Mai calpestare gli altri come fossero pioli di una scala da salire per affermare sé stessi a loro discapito. Gesù ci dona l’esempio: diventa la nostra scala per salire in alto, per farci conoscere le vertigini del suo amore attraverso il servizio.

Don Benito Giorgetta

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