Maria Santissima Madre di Dio – Anno A – 1 gennaio 2017

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IL VANGELO STRABICO

Maria Santissima Madre di Dio  – A

(Numeri 6,22-27; Galati 4,4-7; Luca 2,16-21)

A  cura di Benito Giorgetta

La ruminazione spirituale di Dio sull’esempio di Maria sua Madre

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

 

I pastori, considerati immondi, e, quindi, senza diritti e valenze particolari, sono i prescelti da Dio per vedere per primi la nascita di Gesù. Diventano, loro malgrado, testimoni di un evento che non avrebbero mai potuto testimoniare o comunque il loro racconto sarebbe stato preso in scarsa considerazione vista la derivazione. Dio ci sorprende sempre di più: nasce povero, escluso, lontano dal centro, in mezzo agli animali; sceglie persone e mezzi inadeguati per diffonderne la notizia. Ugualmente fu per la resurrezione. Si affida alle donne, anch’esse destituite da ogni autorevolezza e capacità testimoniale, ma lui rivoluziona ogni cosa.

Dalla semplicità, povertà e inadeguatezza dei testimoni comunque riceviamo un esempio comportamentale degno d’essere esperito oltre che ammirato ed encomiato. I pastori “senza indugio” vanno presso la grotta e trovano il Creatore adagiato in una mangiatoia in compagnia di Maria e Giuseppe. Le donne che vanno al sepolcro, dopo aver visto la tomba vuota e ricevuto la notizia che Gesù è risorto “corrono” dagli apostoli. Chi incontra l’amore, la verità, la gioia, non può contenere ciò che accade. Come il lievito spinge, mette in moto, fa crescere la massa che fermenta, così chi fa esperienza di Dio non può circoscrivere ed arginare quanto vive. E’ necessario uscire, esplodere per donare, per testimoniare. E questo è un bel esempio che ci giunge da due categorie altrimenti escluse, scartate.

Ma è anche bello e, attrattivamente, accattivante l’atteggiamento di Maria, la Madre di Gesù. “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” un altro modo per rielaborare nella dimensione del cuore, dell’interiorità la ricchezza che si è incontrata e conosciuta. Serbare dentro se stessi, quasi ruminare, lentamente, con calma ciò che ci vede protagonisti. La dimensione meditativa e orante, l’interiorizzazione di un evento fanno si che ci sia la possibilità di rielaborare ciò che ci nutre spiritualmente e culturalmente oltre che relazionalmente.

Quante volte gli incontri non si vivono appieno nel momento che si celebrano ma quando, con calma, ci si ritira e si fa rivivere nella mente tutto l’accaduto. Questa ruminazione spirituale ci permette di immergerci in Dio con maggiore consapevolezza, ma soprattutto ci offre la possibilità di riscaldarci continuamente al calore del suo amore e ci fa gustare la consolazione della sua paternità. Quasi che si debba assumere Dio a dosi, come quando l’intensità della luce si smorza per non ferire l’occhio che la ospita. Dio non ferisce mai ma è pur vero che non si esaurirà
per questo è necessario ruminarlo.

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