XX Domenica Tempo Ordinario – Anno C – 14 agosto 2016

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XX Domenica Tempo Ordinario – C

(Geremia 38,4-6.8-10; Ebrei 12,1-4; Luca 12,49-53)

La piromania di Dio

Ascoltiamo il Vangelo:

 

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». 

Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?».”

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!”. Dio sembra quasi essere un piromane, un amante del fuoco, dell’incendio. Ed ha ben ragione se questo significa accendere nei cuori la fiamma del suo amore, se questo significa imprimere nelle braccia la forza di sostenere gli altri, se significa donare entusiasmo per alimentare gli inevitabili scoraggiamenti. Ben venga questo fuoco, anzi, alimentiamolo, sosteniamolo, e, nessuno sia pompiere, sprovveduto e occasionale per tentare, incautamente, di spegnerlo. Il fuoco di cui parla Gesù non è quello materiale, ma spirituale. La vecchia preghiera di un saggio eremita e mistico diceva: “Signore toglimi la pace e donami l’inquietudine”.  La fede non è un sonnifero, una droga, un calmante. La fede è ardore, combattimento, lotta, aggressività, passione.

Per essere cristiani occorre essere combattivi, schierarsi dalla parte più debole, soccombente. I luoghi, le persone, le situazioni, le scelte che Gesù fa sono tutte in questa direzione. Deserto, poveri, umili, scartati, vedove, bambini, ultimi, abbandonati, traditi. In questi luoghi, in queste situazioni, in queste persone c’è lotta, combattimento, fuoco da accendere, anzi da far divampare. Non discepoli del pensiero dominante, non accomodanti rispetto alle opinioni delle maggioranze pilotate, ma profeti di un futuro diverso, lottatori pacifici, procacciatori del bene comune non individuale a scapito del prossimo.

E poi Gesù incita ulteriormente. Pone in evidenza come si è capaci d’interpretare il linguaggio della natura, i suoi ritmi i suoi tempi. Capaci di anticipare le situazioni, di leggere le sfumature degli eventi atmosferici, i cicli stagionali. Ma non altrettanto si è capaci d’essere profeti del tempo e nel tempo, del mondo e nel mondo. Anche la società ha delle manifestazioni, dei linguaggi da interpretare, da anticipare. Il tempo che abitiamo, il tempo che ci vede protagonisti  ha i suoi ritmi, i suoi misteri, le sue contraddizioni. Per essere al passo coi tempi occorre conoscerli, saperli leggere alla luce del vangelo perché esso possa essere seminato nei solchi della storia e del tempo a noi contemporanei. Allora occorre osare, è necessario non essere acquiescenti, ma profetici, al meno lettori ed interpreti per meglio porre in essere quanto è necessario per annunciare il Cristo, annunciare il regno.

“E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?”. Ecco la sfida di Gesù, ecco il fuoco di cui parla. Non spettatori inutili di un tempo che passa e di una storia che si compie ma protagonisti di scelte oculate e di prese di posizione per il vangelo. Non pompieri ma piromani dell’amore di Dio.

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