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Ai martiri la vita non è rubata perché è donata

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Ai martiri la vita non è rubata perché è donata

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XII Domenica Tempo Ordinario

Ai martiri la vita non è rubata perché è donata

(Geremia 20,10-13; Romani 5,12-15; Matteo 10,26-33)

Ascoltiamo il Vangelo:

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“In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»”.

Vivere da cristiani, immersi nel mondo contemporaneo, diventa sempre più difficile. Lo dimostra la cronaca, quasi quotidiana, delle dure rappresaglie ai cristiani in tutto il modo. Sembra una recrudescenza delle peggiori persecuzioni che i cristiani abbiano mai sostenuto. Gesù lo aveva previsto e detto: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi…” (Giovanni 15, 18-27).

Nel vangelo odierno ci rassicura: ”Non abbiate paura degli uomini”. Dobbiamo fidarci. Affidarci. La tenerezza di Dio nei nostri confronti viene narrata perfino con parole che ci consegnano la premura e le sue attenzioni che vanno oltre ogni ragionevole considerazione: “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura…”.

Questo invito di Gesù è una promessa che dona serenità ed induce a fidarci di Dio, del suo amore per ciascuno di noi. Questa è la scintilla della nostra relazione con lui: sentirci amati, rassicurati, accompagnati, guidati e sostenuti.

Il cristianesimo, come si sa, è nato da un martirio: quello dii Cristo, il Figlio di Dio, che si è lascito, ingiustamente catturare, imprigionare, condannare ed uccidere. Il suo sangue ha irrorato l’arsura del cuore umano e la desolazione del mondo che era smarrito e in balia di se stesso in un vortice impazzito e senza criterio.

Coloro che dicono d’essere cristiani e si sforzano di farsi trovare come tali sanno che il loro cammino non è facile, anzi, è cosparso di prove, sacrifici, scelte e testimonianze da donare come segni di fedeltà all’amore di Dio. Persecuzioni, intolleranze, odio verso chi ripudia l’odio, considerandolo come il pesticida relazionale. Sopprimere coloro che dell’amore verso il prossimo, addirittura verso il nemico, ne hanno fatto una ragione di vita, un baluardo e un comandamento imprescindibile, sembra dia ragione a Gesù quando disse: “Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”.

Quella che potrebbe apparire una sconfitta sicura, un programma soccombente, nella logica di chi si ispira alla non violenza, alla tolleranza e all’inclusione, segna l’inizio di una rivoluzione pacifica. Un capovolgimento che nasce dal cuore di chi coltiva questo desiderio e dona le sue energie per attuarlo. Gli agnelli vinceranno i lupi. Non per forza e predominanza fisica, ma in virtù del loro desiderio di costruire un. Mondo nuovo, diverso fondato non più sul profitto personale ma sul bene collettivo, comunitario. Sulla fratellanza e non sulla tracotanza. Sul “noi” remissivo, inclusivo e dialogico e non sul famelico e insaziabile “io”.

È la logica di Dio. Quella che risponde alla grammatica del dono e non del sopruso, del dare e non del pretendere o, peggio, sottrarre, rubare. La geometria di Dio è disegnata in modo tale che nessuno mai sia escluso, che nessuno sia periferico, ma tutti valorizzati, unici e particolari. Non una omologazione di gesti sentimenti, capacità, ma nelle differenti sensibilità ognuno è e rimane unico, irripetibile ma dà maggiore valore al suo essere quando si scioglie nel dono e nell’incontro con l’altro conservando la propria individualità in dialogo con il diverso da sé. La diversità come opportunità, ricchezza, completamento di sé stessi. Complementari.

Solo in questa logica, solo rendendosi disponibili alla sua realizzazione si trova forza, coraggio ed entusiasmo anche nell’affrontare le inevitabili difficoltà o persecuzioni. Ai martiri la vita non è rubata, perché è donata.

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Don Benito Giorgetta
Don Benito Giorgetta
BENITO GIORGETTA (1955), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in Sacra Teologia con specializzazione in Mariologia. Dottore in Bioetica, è giornalista pubblicista. Già docente di Teologia Morale della Sessualità e Bioetica presso l’Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti. Presidente dell’Associazione “Iktus – Onlus”.

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